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	<title>Stefano Ciancia &#187; Domande frequenti</title>
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	<description>Chirurgo Plastico</description>
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		<title>TUMORI DELLA PELLE (NON MELANOMI)</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 14:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciancia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande frequenti]]></category>

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		<description><![CDATA[TUMORI DELLA PELLE (NON MELANOMI) La pelle è l&#8217;organo più esteso del corpo umano: lo protegge dalle infezioni e dalle lesioni, e aiuta a regolare la temperatura corporea. Con i suoi recettori nervosi, è un organo sensoriale. La pelle è costituita da tre strati principali: 1) L&#8217;epidermide. È la parte più superficiale, a sua volta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>TUMORI DELLA PELLE (NON MELANOMI)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La pelle è l&#8217;organo più esteso del corpo umano: lo protegge dalle infezioni e dalle lesioni, e aiuta a regolare la temperatura corporea. Con i suoi recettori nervosi, è un organo sensoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">La pelle è costituita da tre strati principali:</p>
<p style="text-align: justify;">1) L&#8217;epidermide. È la parte più superficiale, a sua volta composta da più strati.<br />
2) Il derma. È lo strato intermedio, sede degli annessi, dei recettori nervosi e delle strutture vascolari.<br />
3) L&#8217;ipoderma. È lo strato di grasso sottocutaneo di supporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Completano la struttura della pelle gli &#8220;annessi cutanei&#8221;: le ghiandole sudoripare e sebacee, i bulbi piliferi, l&#8217;apparato circolatorio e le terminazioni nervose.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle2.png"><img class="alignleft wp-image-628" src="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle2-300x149.png" alt="pelle2" width="320" height="159" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tumore cutaneo</strong><br />
Il tumore cutaneo inizia quando le cellule “sane” cambiano e crescono in maniera incontrollabile, formando una massa.<br />
Un tumore cutaneo può essere maligno o benigno: il primo può crescere e diffondersi in altre parti del corpo, mentre il secondo può crescere ma non si diffonderà a distanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tumori cutanei più frequenti</strong> (non melanomi) sono il <strong>carcinoma/epitelioma basocellulare</strong> (o basalioma o a cellule basali) e <strong>il carcinoma/epitelioma spinocellulare</strong> (o spinalioma o a cellule spinose), che originano dai corrispettivi strati dell’epidermide. Questi sono definiti <strong>tumori della pelle diversi dai melanomi</strong>, che invece originano dai melanociti (le cellule che producono la melanina).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-603"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia i tumori cutanei maligni (non melanoma) rappresentano il 20% di tutti i tipi di neoplasie e sono i più diffusi, oltre che poco conosciuti dalla popolazione. Altre forme più rare di tumore cutaneo sono il carcinoma a cellule di Merkel, i linfomi cutanei ed il sarcoma di Kaposi.</p>
<p style="text-align: justify;">I tumori cutanei (non melanoma) sono tra i tumori più frequenti: i registri AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) li riportano al primo posto tra i maschi (15,2% di tutti i tumori) e al secondo tra le femmine, dopo il tumore della mammella (14,8% di tutti i tumori).<br />
In media ogni anno sono segnalati circa 120 casi di tumore cutaneo (non melanoma) ogni 100.000 uomini e circa 90 casi ogni 100.000 donne. Escludendo i melanomi, 8 tumori della pelle su 10 sono carcinomi a cellule basali, mentre i rimanenti 2 sono carcinomi spinocellulari (FONTE AIRC, ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA RICERCA SUL CANCRO; http://www.airc.it/tumori/tumore-alla-pelle.asp ).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fattori di rischio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I fattori di rischio possono essere di due tipi:<br />
1) Fattori di rischio comportamentali. Sono quelli su cui è possibile agire tramite variazioni di abitudini sbagliate.<br />
a) Azione dei raggi ultravioletti (UVA e UVB). I tumori cutanei (basocellulari e spinocellulari) si sviluppano più frequentemente nelle regioni corporee più esposte al sole: volto, padiglioni auricolari, collo, cuoio capelluto (in caso di pochi capelli), spalle e dorso.<br />
Per questo i raggi ultravioletti sono tra i principali fattori di rischio comportamentali.<br />
b) Il fumo di sigaretta (per lo spinalioma delle labbra).<br />
c) Il contatto con agenti chimici (arsenico).<br />
d) L’ esposizione a radiazioni ionizzanti.<br />
e) Deficit del sistema immunitario acquisiti, legati a condizioni terapeutiche o patologiche particolari (ad esempio terapie immunosoppressive, infezione da HIV) determinano un incremento significativo di sviluppare tumori cutanei (anche forme rare come il carcinoma a cellule di Merkel, i linfomi cutanei ed il sarcoma di Kaposi).</p>
<p style="text-align: justify;">2) Fattori di rischio non modificabili. Sono quelli su cui non è possibile intervenire.<br />
a) Una cute chiara.<br />
b) Sesso maschile.<br />
c) Età superiore ai 50 anni.<br />
d) Precedenti tumori cutanei<br />
e) Cicatrici (spesso cheloidee) in esito di ustioni.<br />
f) Aree cutanee in prossimità di sedi di infezioni delle ossa (osteomieliti).<br />
g) Infiammazioni cutanee croniche di grado severo<br />
h) Alcune malattie genetiche associate ad elevato rischio di sviluppo di tumori cutanei come la sindrome di Gorlin (nota anche come sindrome del carcinoma basocellulare nevoide) e lo Xeroderma pigmentoso. In tali casi lo sviluppo delle formazioni tumorali avviene in età giovanile.<br />
i) I virus del papilloma umano (HPV) costituiscono un gruppo di più di 150 virus, molti dei quali causanti papillomi e verruche. Le verruche NON sono associate ad alcun tipo di tumore cutaneo. Tuttavia alcuni tipi di HPV (soprattutto quelli che si localizzano in area genitale e perianale) sembrano essere in relazione con tali patologie.<br />
<strong>Carcinoma/epitelioma basocellulare (o a cellule basali o basalioma)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le cellule basali costituiscono lo strato più profondo dell’epidermide, lo strato basale. Circa l&#8217;80% dei tumori della pelle si sviluppa da questo tipo di cellule. Il carcinoma basocellulare (BCC) è la forma più comune di tumore della pelle, con circa 2,8 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno negli Stati Uniti.<br />
Il carcinoma basocellulare è, infatti, la più comune fra tutte le forme di cancro. Si stima che ogni tre nuovi tumori diagnosticati, più di uno è un cancro della pelle e, nella maggior parte dei casi, si tratta di carcinomi basocellulari (fonte http://www.skincancer.org).<br />
<a href="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle3.png"><img class="alignleft wp-image-629" src="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle3-300x221.png" alt="pelle3" width="400" height="295" /></a><br />
Questo tumore può presentarsi come placca rossastra, ulcerazione o erosione non tendente alla guarigione, un’escrescenza di colore rosa, un nodulo o una cicatrice. Il carcinoma basocellulare può rappresentare una patologia altamente deturpante, considerata la sua tendenza a crescere localmente, sebbene lentamente. Tuttavia, quasi mai metastatizza al di fuori della sede iniziale del tumore. Soltanto in casi molto rari da metastasi a distanza aggravando la prognosi.<br />
Insorge frequentemente su cute esposta ai raggi solari, soprattutto se di pazienti anziani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si presenta:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di solito il basalioma si può presentare con diverse caratteristiche, ben individuabili da un esame clinico. Tuttavia a volte può somigliare a condizioni cutanee non neoplastiche, come la psoriasi o l’eczema. Qualora si noti la comparsa di uno dei segni di seguito elencati, o di un’altra alterazione cutanea che si prolunghi nel tempo, si consiglia di consultare un medico:</p>
<p style="text-align: justify;">Una ferita aperta “umida” (essudante), un’ulcerazione che sanguina con facilità o che viene ricoperta da una crosta e che non guarisce spontaneamente per tre o più settimane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/07/sintomi.png"><img class=" size-medium wp-image-622 alignleft" src="/wp-secret-content/uploads/2017/07/sintomi-300x290.png" alt="sintomi" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un arrossamento, o un’area irritata, che compare spesso su volto, torace, spalle, braccia o gambe. A volte sulla placca può formarsi una crosta. Può anche essere associata a prurito o dolore. Altre volte, persiste senza sintomi di rilievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nodulo rilevato rosa con margini leggermente rigonfi e tondeggiante ed una rientranza centrale occupata da una piccola crosta. Con l’accrescimento della lesione, sulla sua superficie possono essere visibili piccoli vasi sanguigni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una protuberanza lucida o un nodulo perlaceo e traslucido, rosa, rosso o bianco oppure di colore marrone chiaro, nero o marrone, specialmente in persone dai capelli scuri e la si può confondere con un neo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una lesione cutanea simile ad una cicatrice di color bianco, giallo con bordi spesso scarsamente definiti. La pelle stessa appare lucente e rigida. Sebbene sia una presentazione meno frequente rispetto alle altre, essa può indicare la presenza di un tumore aggressivo ed invasivo che è di dimensioni maggiori rispetto a quanto appare sulla superficie cutanea.<br />
foto da http://www.skincancer.org/skin-cancer-information/basal-cell-carcinoma</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi di certezza avviene mediante esame istologico successivo all’asportazione chirurgica della lesione (biopsia escissionale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cura del basalioma:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La guarigione è prossima al 100% quando il trattamento viene effettuato precocemente: minori sono le dimensioni del tumore e minori saranno gli esiti dell’asportazione.<br />
Esistono molte tecniche efficaci per l’asportazione dei sospetti carcinomi basocellulari: possono essere impiegate metodiche chirurgiche o combinate, in associazione ad esempio con il trattamento laser.<br />
Le metodiche chirurgiche vanno dalla semplice asportazione a losanga all’utilizzo di lembi o di innesti cutanei, a seconda dei singoli casi clinici. Generalmente tali trattamenti sono effettuabili in anestesia locale ed in regime ambulatoriale.<br />
Esiste un rischio di recidiva dei carcinomi basocellulari, nella stessa sede di asportazione o in altri distretti corporei: se la lesione non è stata asportata completamente (radicalità confermata solo dall’esame istologico), si renderà necessario un secondo intervento di “radicalizzazione”.<br />
Nei casi più complessi, in cui la diagnosi non è precoce e le dimensioni della massa tumorale sono cospicue, può essere richiesto un trattamento con approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento, oltre che del chirurgo, dell’oncologo, del radioterapista o di altri specialisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carcinoma/epitelioma spinocellulare (o a cellule squamose o spinalioma)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È il secondo tipo di tumore cutaneo più frequente ed origina dalle cellule squamose, appartenenti a strati più superficiali della cute.<br />
Si stima che ogni anno negli USA siano diagnosticati oltre un milione nuovi casi di carcinoma spinocellulare e che questo sia responsabile di circa 8800 decessi annuali. Le statistiche indicano inoltre come ci sia stato un aumento dell’incidenza di circa il 200% negli ultimi decenni. Questo rende il SCC il secondo tipo di cancro cutaneo più diffuso dopo il carcinoma basocellulare (fonte: http://www.skincancer.org/skin-cancer-information/squamous-cell-carcinoma ).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/07/squamous.png"><img class=" size-medium wp-image-610 alignleft" src="/wp-secret-content/uploads/2017/07/squamous-300x219.png" alt="squamous" width="300" height="219" /></a><br />
Può insorgere in qualsiasi distretto corporeo, incluse le mucose e i genitali, ma è più frequente nelle aree più esposte al sole, come orecchie, labbro inferiore, viso, cuoio capelluto di persone calve, collo, mani, braccia e gambe.<br />
L’esposizione intensa ai raggi ultravioletti (nel tempo libero, per sport o per attività lavorativa), prolungata e ripetuta nel tempo (cronica), è il fattore maggiormente responsabile di crescita: la cute nelle aree fotoesposte rivela segni di danno solare come rughe, alterazioni della pigmentazione, lentigo, perdita di elasticità e capillari dilatati. Un fototipo chiaro (soggetto di pelle/capelli/occhi chiari), di sesso maschile, fumatore, in età avanzata è considerato a maggior rischio. Tuttavia si è riscontrato un aumento dei casi diagnosticati in età giovanile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Possibili precursori:</strong><br />
Sebbene possa svilupparsi anche su cute sana, sono identificabili dei precursori (sempre legati al danno cumulativo dell’azione dei raggi ultravioletti) dell’epitelioma spinocellulare, ovvero delle lesioni che possono evolvere in questa forma di tumore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHERATOSI ATTINICA O SOLARE:</strong> escrescenze ruvide, squamose, lievemente rilevate, di colore tra il marrone ed il rosso.  Si stima che il 40-60% dei carcinomi spinocellulari esordisca con una cheratosi attinica non trattata.<br />
<strong>CHEILITE ATTINICA:</strong> cheratosi attinica che colpisce il labbro inferiore (maggiormente esposto ai raggi UV rispetto a quello superiore) rendendolo secco, screpolato, ricoperto di squame, bianco.<br />
<strong>LEUCOPLACHIA:</strong> placche bianche che compaiono sulle mucose, sulla lingua o all’interno della bocca, e possono evolvere in carcinoma spinocellulare. Possono essere la conseguenza di uno stimolo irritativo cronico (abituale consumo di alcool e tabacco), o dalla presenza di sporgenze irritative su denti o dentiere.<br />
<strong>MALATTIA DI BOWEN:</strong> è uno stadio precoce, non invasivo di carcinoma spinocellulare che si presenta come una macchia squamosa, persistente, rosso-bruna. È causata dall’esposizione al sole o all’arsenico, traumi e radiazioni. Il Papillomavirus umano (HPV), trasmesso tramite contagio sessuale, è la causa di una particolare forma di malattia di Bowen che colpisce i genitali. La malattia può insorgere anche sulle membrane mucose di naso e bocca così come sulla cute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sintomi del carcinoma a cellule squamose:</strong><br />
I carcinomi a cellule squamose si presentano in genere come placche persistenti, ruvide, squamose e che possono sanguinare se traumatizzate anche in modo lieve. Spesso assomigliano verruche e talvolta appaiono come ferite aperte con un orletto rialzato e una superficie crostosa. Qualora si noti la comparsa di uno dei segni di seguito elencati, o di un’altra alterazione cutanea che si prolunghi nel tempo, si consiglia di consultare un medico:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle.png"><img class=" size-medium wp-image-620 alignleft" src="/wp-secret-content/uploads/2017/07/pelle-114x300.png" alt="pelle" width="114" height="300" /></a><br />
Una placca persistente, rossa, squamosa dai bordi irregolari che a volte si ricopre di croste o tende facilmente al sanguinamento.<br />
Un nodulo con un’ulcerazione centrale con tendenza al sanguinamento e ad accrescimento rapido.<br />
Un’ulcera persistente, sanguinante o costosa<br />
Una lesione nodulare, simile ad una verruca, crostosa e sanguinante.<br />
foto da http://www.skincancer.org/skin-cancer-information/basal-cell-carcinoma</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cure per lo spinalioma:</strong><br />
La diagnosi di certezza avviene mediante esame istologico successivo all’asportazione chirurgica della lesione (biopsia escissionale).<br />
La guarigione è prossima al 100% quando il trattamento viene effettuato precocemente: minori sono le dimensioni del tumore e minori saranno gli esiti dell’asportazione.<br />
Qualora non trattato, può penetrare nei tessuti sottostanti e diventare invasivo e deturpante. Una quota percentuale dei carcinomi spinocellulari invasivi può dare metastasi locali ai linfonodi e a distanza ad organi e tessuti, esponendo così il paziente a pericolo di vita.<br />
Esistono molte tecniche efficaci per l’asportazione dei sospetti carcinomi spinocellulari: possono essere impiegate metodiche chirurgiche o combinate, in associazione ad esempio con il trattamento laser.<br />
Le metodiche chirurgiche vanno dalla semplice asportazione a losanga all’utilizzo di lembi o di innesti cutanei, a seconda dei singoli casi clinici. Generalmente tali trattamenti sono effettuabili in anestesia locale ed in regime ambulatoriale.<br />
Esiste un rischio di recidiva dei carcinomi spinocellulari, nella stessa sede di asportazione o in altri distretti corporei: se la lesione non è stata asportata completamente (radicalità confermata solo dall’esame istologico), si renderà necessario un secondo intervento di “radicalizzazione”.<br />
Nei casi più complessi, in cui la diagnosi non è precoce e le dimensioni della massa tumorale sono cospicue, può essere richiesto un trattamento chirurgico maggiormente invasivo e con approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento, oltre che del chirurgo, dell’oncologo, del radioterapista o di altri specialisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> PREVENZIONE DEI TUMORI DELLA PELLE</strong><br />
Quando diagnosi e trattamento sono precoci i tumori della pelle in genere sono tutti curabili. Tuttavia è possibile adottare misure di prevenzione, soprattutto limitando gli effetti dei raggi ultravioletti legati all’esposizione solare.<br />
Il danno solare è un processo continuo e cumulativo che aumenta il rischio di cancro della pelle. Recenti studi hanno dimostrato che l’uso regolare di filtro solare negli adulti riduce significativamente i futuri casi di carcinomi spinocellulari, così come i futuri casi di melanoma, la forma più pericolosa di cancro della pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esporsi al sole nelle ore più calde, tra le 10 e le 16<br />
Evitare le ustioni<br />
Evitare l’abbronzatura solare e da lampade artificiali<br />
Coprirsi con vestiti, cappelli a tesa larga e occhiali da sole<br />
Usare un filtro solare sia per UVA che UVB con un fattore di protezione di almeno 15 ogni giorno. Per le attività all’aria aperta, usare un filtro resistente all’acqua con fattore di protezione di almeno 30.<br />
Applicare una quantità corrispondente a 2 cucchiai di filtro solare sull’intero corpo 30 minuti prima di uscire. Riapplicare il filtro ogni 2 ore o dopo il bagno o in caso di una eccessiva sudorazione.<br />
Tenere i neonati lontano dal sole. I filtri solari dovrebbero essere usati solo su bambini di età superiore a 6 mesi.<br />
Esaminare tutta la pelle una volta al mese<br />
Sottoporsi periodicamente a visita dermatologica (almeno una volta l’anno nei soggetti con pelle chiara, in caso di precedenti neoplasie cutanee o in caso di familiarità).</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Seno cadente</title>
		<link>https://www.stefanociancia.it/2017/04/seno-cadente/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 08:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciancia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande frequenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Gradi di cedimento del seno Un certo grado di ptosi della mammella è un fenomeno fisiologico e contribuisce a conferire l’aspetto di “naturalezza” del seno. Tuttavia, quando la distanza tra il giugulo (il punto centrale alla base del collo) e il capezzolo supera una certa distanza o risulta sproporzionatamente in eccesso rispetto alla costituzione fisica, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Gradi di cedimento del seno</strong><br />
Un certo grado di ptosi della mammella è un fenomeno fisiologico e contribuisce a conferire l’aspetto di “naturalezza” del seno. Tuttavia, quando la distanza tr<img class="alignright wp-image-566" src="/wp-secret-content/uploads/2017/04/gradi-cedimento-seno1.jpg" alt="gradi cedimento seno" width="400" height="350" />a il giugulo (il punto centrale alla base del collo) e il capezzolo supera una certa distanza o risulta sproporzionatamente in eccesso rispetto alla costituzione fisica, la ptosi può divenire da lieve a moderata o grave, e costituire un problema di natura estetica. Molto spesso, soprattutto nei casi secondari ad allattamento, la ptosi mammaria si presenta in maniera asimmetrica, aggravando la disarmonia e accentuando la percezione del disagio da parte della paziente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soluzioni chirurgiche</strong><br />
Per correggere la ptosi, le soluzioni chirurgiche sono rappresentate dalla mastopessi, dalla mastoplastica additiva o dalla combinazione di entrambi gli interventi (mastopessi con protesi).<br />
Cosa scegliere? Dipende dal singolo caso, e l’indicazione per una tecnica o un’altra viene posta solo con una visita accurata. In linea di massima, però, i casi di ptosi lieve e media possono essere corretti mediante una mastoplastica additiva, mentre nella ptosi grave si rende necessaria una mastopessi, associata o meno all’impianto protesico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-564"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>mastopessi</strong> è un <strong>intervento chirurgico</strong> che si propone di <strong>rimodellare il seno</strong> sollevandolo, rimuovendone la pelle in eccesso come in un “lifting”.<br />
Questo tipo di intervento è indicato anche per quelle donne che non vogliono inserire alcuna protesi o che non vogliono modificare la fisionomia del loro seno, ad esempio riducendo solamente le dimensioni di un&#8217;areola allargata.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito della visita e della verifica mediante accertamenti clinici dell’assenza di controindicazioni, l&#8217;intervento può essere compiuto in day hospital o in regime di ricovero ordinario, in anestesia locale con sedazione o in anetesia generale, a seconda delle indicazioni stabilite dal chirurgo in sede di visita.</p>
<p style="text-align: justify;">Le varie tecniche di mastopessi prevedono il rimodellamento della mammella mediante la riduzione della cute e il riposizionamento (autoprotesi) dei tessuti interni, ghiandolare ed adiposo, verso l’alto, ancorandoli al muscolo pettorale. Eventualmente, se necessario, viene eseguita una riduzione dell’areola.<br />
Le <strong>cicatrici post-operatorie</strong> possono essere di <strong>3 tipi:</strong><br />
circolare, intorno all’areola (periareolare)<br />
circolare, intorno all’areola (periareolare) e verticale<br />
circolare, intorno all’areola (periareolare), verticale e orizzontale nel solco inframammario (ad “ancora” o a “T invertita” o a “J”.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente, le cicatrici sono molto sottili e “nascoste”, e quasi per nulla visibili a distanza di mesi dall’intervento: l&#8217;estetica della mammella, dunque, è salvaguardata in ogni suo aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>mastoplastica additiva</strong>, invece, consiste invece in un vero e proprio <strong>riempimento</strong> con l&#8217;ausilio di <strong>protesi</strong> di diversa forma e dimensione, scelte in base alle caratteristiche fisiche della paziente e posizionate s<img class=" wp-image-579  alignleft" src="/wp-secret-content/uploads/2017/04/seno_intervento.jpg" alt="seno_intervento" width="312" height="543" />olitamente nel piano sottomuscolare.<br />
In questo caso, la mastoplastica additiva risolve il problema della perdita di tono perché va a riempire i tessuti svuotati, ed è indicata in caso di ptosi lieve o media in mammelle non voluminose.<br />
Alcune donne preferiscono la mastoplastica perché desiderano una forma diversa o un seno di dimensioni più grandi che un normale lifting non riuscirebbe a dare.<br />
L&#8217;intervento di mastoplastica additiva è diventato ormai di routine e le enormi innovazioni in campo chirurgico hanno diminuito considerevolmente i rischi operatori in nome di <strong>risultati naturali</strong> e gradevoli.<br />
In questo caso la cicatrice è generalmente in sede periareolare.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi si pone l’indicazione alla combinazione delle tecniche di mastopessi e di mastoplastica additiva: una mammella particolarmente “svuotata” e con un grado di ptosi importante, può essere migliorata nel suo aspetto mediante un intervento di <strong>mastopessi con protesi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le tecniche esposte, nel post-operatorio, la paziente indossa un reggiseno contenitivo di tipo “sportivo”, eventualmente associato a una fascia. Generalmente vengono posizionati dei drenaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">I controlli postoperatori avvengono generalmente con cadenza settimanale nel primo mese. È necessaria cautela nelle attività quotidiane per evitare sforzi repentini. Le<strong> attività sportive</strong> <strong>potranno essere riprese gradualmente dopo alcune settimane.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In linea generale, inserire protesi di grosse dimensioni determina inevitabilmente un aumento del peso del seno, e può causare una ptosi secondaria dopo qualche anno, e conseguente insoddisfazione.<br />
Per evitare questa condizione è bene parlare apertamente con il chirurgo esponendo le proprie aspirazioni, ascoltando le spiegazioni delle soluzioni proposte, ma soprattutto affidandosi al chirurgo per la scelta delle protesi e della tecnica più adeguate per il proprio fisico e la propria condizione di partenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>consiglio</strong> più importante è quello di <strong>rivolgersi a chirurghi esperti</strong> se si desidera di sottoporsi ad una mastoplastica correttiva in totale consapevolezza e tranquillità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/04/seno_cadente.png"><img class="alignleft wp-image-598" src="/wp-secret-content/uploads/2017/04/seno_cadente.png" alt="seno_cadente" width="312" height="359" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cicatrice periareolare</p>
<p style="text-align: justify;">Cicatrice periareolare e verticale</p>
<p style="text-align: justify;">Cicatrice periareolare verticale e orizzontale (ancora o T invertita)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Addominoplastica e sport: domande frequenti</title>
		<link>https://www.stefanociancia.it/2017/03/addominoplastica-e-sport-domande-frequenti/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Mar 2017 12:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciancia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande frequenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Attualmente l&#8217;addominoplastica è uno degli interventi chirurgici più richiesti ed effettuati. Si tratta di un intervento di chirurgia plastica non semplice, ma che presenta standard di sicurezza elevati e che assicura ottimi risultati a livello estetico. Se è così richiesta, è perché l&#8217;addome è una zona del corpo molto soggetta a inestetismi e a problematiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attualmente <strong>l&#8217;addominoplastica</strong> è uno degli interventi chirurgici più richiesti ed effettuati. Si tratta di un intervento di <strong>chirurgia plastica</strong> non semplice, ma che presenta standard di sicurezza elevati e che assicura <strong>ottimi risultati</strong> a livello estetico.<br />
Se è così richiesta, è perché l&#8217;addome è una zona del corpo molto soggetta a inestetismi e a problematiche quali il rilassamento cutaneo, che può sopraggiungere in maniera naturale con il passare degli anni, ma che può essere anche il risultato di una gravidanza, di una dieta drastica o comunque di una perdita di peso massiccia e veloce che ha letteralmente &#8220;svuotato&#8221; i tessuti, che si ritrovano quindi estremamente molli e rilassati.<br />
L’addominoplastica elimina la pelle e il grasso sottocutaneo in eccesso, qualunque sia la causa che li abbia determinati. Non di rado, poi, il rilassamento <img class=" wp-image-541 alignright" src="/wp-secret-content/uploads/2017/03/addominoplastica-dermolipectomia-addominale-300x101.jpg" alt="addominoplastica-dermolipectomia-addominale" width="500" height="168" />cutaneo in corrispondenza dell&#8217;addome si abbina alla diastasi dei muscoli retti addominali: un fattore, questo, che causa ulteriore disagio psicologico e che, a maggior ragione, richiede una correzione di natura funzionale oltre che estetica. La diastasi, infatti, è una progressiva separazione dei muscoli retti addominali sulla linea mediana, ed è una condizione che tende ad aggravarsi nel tempo, e può essere associata a formazioni ernarie.<br />
Oltre all’aspetto salutistico, è importante comunque ricordare che l&#8217;immagine che una persona ha di sé è importante, poiché contribuisce in maniera determinante all&#8217;autostima, che è fondamentale per star bene psicologicamente. Quando non ci si accetta, si può entrare in un circolo vizioso di disistima che può portare a soffrire di malattie gravi come la depressione e l&#8217;ansia.<br />
In genere ci si rivolge all’addominoplastica quando lo sport, da solo, non riesce a dare un aspetto tonico all’addome a causa della pelle in eccesso che resta ‘scollata’ dai muscoli. Per questo sorge il dubbio:<strong> si può continuare a fare sport dopo l’intervento?</strong> La risposta è assolutamente positiva.<span id="more-540"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo quanto tempo dall&#8217;intervento si può iniziare a fare sport?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;operazione, il paziente ha un bendaggio compressivo finalizzato alla prevenzione di ematomi o sieromi, e per fare aderire meglio i tessuti. Inoltre, questo bendaggio offre protezione alla parete muscolare durante eventuali sforzi.<br />
La ripresa post intervento non è immediata: prevede una fase di riposo della durata di almeno un mese, periodo in cui il paziente indosserà giorno e notte una speciale guaina contenitiva.<br />
Durante le prime quattro settimane dopo l&#8217;intervento si dovrà evitare qualsiasi tipo di sforzo fisico. Dunque, la ripresa delle attività quotidiane, domestiche e lavorative che siano, richiede circa un mese. Invece, per tornare a fare attività fisica, in genere <strong>devono passare</strong> all&#8217;incirca <strong>otto settimane</strong> dall&#8217;intervento. Va specificato che si tratta di tempi indicativi, che risentono molto della condizione individuale del paziente, dell&#8217;età, del suo peso, dell&#8217;entità dell&#8217;intervento (soprattutto in funzione della correzione della diastasi o di eventuali ernie), nonché dalle condizioni di salute generali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono sport che devono essere evitati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In genere no. Tuttavia sono sconsigliati gli sport più intensi in quei casi in cui si è intervenuto sui muscoli e in cui si sono corrette ernie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo quanto tempo è possibile allenare gli addominali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In generale, per quals<img class="alignleft wp-image-543 size-medium" src="/wp-secret-content/uploads/2017/03/addominoplastica_donna-300x287.jpg" alt="addominoplastica_donna" width="300" height="287" />iasi tipo di attività fisica, è importante attendere almeno due mesi, previo controllo da parte del medico chirurgo che ha effettuato l&#8217;operazione. Anche in questo va sottolineato come i tempi di ripresa siano individuali e soggettivi, dipendenti da tutta una serie di fattori sopra specificati, e che per ogni dubbio, problema o perplessità occorre rivolgersi al proprio specialista di fiducia, l&#8217;unico a conoscere le peculiarità dei singoli casi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vantaggi che lo sport può portare dopo un intervento di addominoplastica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai vantaggi derivanti dalla maggior aderenza della pelle ai tessuti sottostanti (che quindi rendono più visibili i risultati dello sport), vi sono anche aspetti positivi funzionali. Infatti, quando si correggono diastasi ed ernie, ci sono maggiori possibilità di sforzi fisici, prima penalizzati dalla condizione patologica esistente.</p>
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		<title>Mastoplastica additiva e sport: domande frequenti</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 11:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciancia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande frequenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mastoplastica additiva e sport: domande frequenti La mastoplastica additiva rappresenta senza dubbio uno degli interventi più diffusi nell&#8217;ambito della chirurgia estetica. Negli anni, a un aumento della sua diffusione tra tutte le fasce d&#8217;età, è corrisposto anche un aumento della sicurezza sia dell&#8217;intervento in sé che delle protesi impiantate. Oggi, dunque, possiamo tranquillamente affermare che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #105862;">Mastoplastica additiva e sport: domande frequenti</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mastoplastica additiva rappresenta senza dubbio uno degli <strong>interventi più diffusi</strong> nell&#8217;ambito della<strong> chirurgia estetica</strong>. Negli anni, a un aumento della sua diffusione tra tutte le fasce d&#8217;età, è corrisposto anche un aumento della sicurezza sia dell&#8217;intervento in sé che delle protesi impiantate.<br />
Oggi, dunque, possiamo tranquillamente affermare che la mastoplastica additiva è un intervento di routine, e che la qualità delle protesi è ormai talmente buona che non è più necessario sostituirle dopo qualche anno, come invece avveniva qualche tempo fa.<br />
Ovviamente è fondamentale rivolgersi ai professionisti giusti, ossia a medici chirurghi con esperienza che operano in ospedali pubblici o cliniche private riconosciute, rispettose della normativa nazionale in materia igienico-sanitaria.<br />
Nonostante la mastoplastica additiva sia sempre più diffusa, una delle remore che permangono riguarda lo sport: come cambia il rapporto con le attività sportive dopo l&#8217;operazione? E soprattutto, cambia davvero qualcosa o si tratta solo di leggende metropolitane? Molte donne &#8211; soprattutto quelle che praticano sport a livello agonistico &#8211; hanno paura di non poter più tornare ad allenarsi come prima, e soprattutto di non poter più effettuare determinati esercizi, essendo così costrette a porsi dei limiti.<a href="/wp-secret-content/uploads/2017/02/c700x420.jpg"><img class="alignright wp-image-522" src="/wp-secret-content/uploads/2017/02/c700x420-300x180.jpg" alt="c700x420" width="400" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #105862;">Dopo quanto tempo dall&#8217;intervento si può riprendere a fare sport?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;intervento di mastoplastica additiva, si dovrà <strong>attendere una settimana o due</strong> (a seconda dei casi) prima di riprendere le normali attività quotidiane.<br />
Per quanto riguarda invece lo sport, per le attività più leggere e che non coinvolgono in maniera massiccia la parte superiore del corpo si devono aspettare almeno quattro settimane, mentre per le attività sportive più pesanti e il cui sforzo è a carico anche dei pettorali (per esempio nuoto, danza, bodybuilding, ecc.) bisogna aspettare almeno otto settimane . L&#8217;importante è seguire sempre i consigli del chirurgo che ha effettuato l&#8217;intervento e, soprattutto, una volta che si tornerà alle attività quotidiane e sportive, cercare di riprendere in maniera graduale, avendo la pazienza di aspettare che il corpo si riabitui allo sforzo giorno dopo giorno.<span id="more-521"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Ci sono attività sportive che dovranno essere evitate?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la mastoplastica additiva si possono continuare a praticare tutti i tipi di sport, anche perché le protesi in silicone di ultima generazione sono state pensate e testate per essere a prova di sollecitazioni anche molto violente, oltre a durare per lunghissimi periodi. La paziente potrà dunque tornare a <strong>dedicarsi al suo sport preferito</strong>, proteggendosi come farebbe con il suo seno naturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Ci sono protesi consigliate per chi fa sport?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Posto che ogni caso è a sé, e che la scelta del tipo di protesi da utilizzare spetta al medico (ovviamente in accordo con la paziente) dopo un&#8217;accurata valutazione della situazione generale, per chi pratica sport in maniera intensiva generalmente le protesi rotonde sono le più indicate poiché meglio tollerate. A differenza delle protesi anatomiche, le protesi rotonde non presentano l’antiestetico effetto di un’eventuale rotazione, che costituisce un inconveniente abbastanza fastidioso per chi fa sport.<br />
Tuttavia, con la diffusione delle più recenti protesi in poliuretano, i rischi di rotazione degli impianti è da considerarsi notevolmente ridotto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Le donne sportive devono prediligere un alloggiamento particolare della protesi?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti chirurghi ritengono che posizionare le protesi dietro al muscolo o in dual plane non rappresenti la soluzione ideale per chi fa sport, e che sarebbe preferibile un inserimento sottoghiandolare. In realtà, però, talvolta la seconda soluzione è impossibile, perché non tutte le pazienti hanno abbastanza tessuto di copertura che possa permettere un gradevole <strong>effetto naturale</strong> con la protesi sottoghiandola. Inoltre, con la copertura sottoghiandolare aumenta il rischio di contrattura capsulare.<br />
Per questo, spesso si preferisce a priori l’alloggiamento sottomuscolare totale o parziale, indipendentemente dalle abitudini sportive della paziente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Si può tornare ad allenare i muscoli pettorali con esercizi di bodybuilding dopo aver inserito le protesi?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Assolutamente sì</strong>, le protesi al seno non precludono in alcun modo la pratica degli esercizi di bodybuilding, neanche i più intensi. Non a caso, basta guardare una qualsiasi competizione nazionale o internazionale di bodybuilding al femminile per rendersi conto che gran parte delle atlete si sono sottoposte a un intervento di mastoplastica additiva, eppure questo non ha impedito loro in nessun modo di effettuare esercizi anche molto duri e che coinvolgono prevalentemente i muscoli pettorali o le braccia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Quali sono i rischi che si corrono di più facendo sport con le protesi? Ci sono precauzioni da prendere?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il seno rifatto va protetto nella stessa maniera in cui si proteggerebbe il seno naturale, cercando di <strong>evitare forti urti</strong> e, laddove possibile, proteggendolo mediante specifici reggiseni sportivi.<br />
Non v&#8217;è dubbio alcuno che le prime settimane post-intervento siano quelle più importanti, in cui è fondamentale osservare un riposo assoluto per permettere al nuovo seno di assestarsi e alle protesi di ancorarsi saldamente al loro nuovo alloggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-secret-content/uploads/2017/02/chirurgia-estetica-pallaoro.jpg"><img class="alignleft wp-image-525" src="/wp-secret-content/uploads/2017/02/chirurgia-estetica-pallaoro-300x101.jpg" alt="chirurgia-estetica-pallaoro" width="400" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #105862;"><strong>Quali sono i vantaggi che una sportiva può ricavare da una mastoplastica additiva?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio quando si fa molto sport il corpo si trasforma. Se nella quasi totalità dei casi questa trasformazione è gradevole, può accadere però che alcuni muscoli si sviluppino maggiormente rispetto ad altri. Accade dunque che magari le spalle si allarghino, le braccia risultino muscolose e perfettamente scolpite, ma il seno rimanga ovviamente uguale, se non addirittura ridotto in conseguenza del calo di tessuto adiposo: in questo modo risulta dunque sproporzionato rispetto al resto del corpo.<br />
In questi casi, i <strong>vantaggi</strong> che una sportiva può ricavare da un intervento di mastoplastica additiva sono <strong>molteplici</strong>, poiché non solo avrà un seno proporzionato al resto del corpo, ma tutto il fisico ne beneficerà, risultando armonioso e perfettamente bilanciato e femminile.</p>
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